Tutti gli Articoli di

rinomazzanti

In Canti Popolari

LA TRADIZIONE SARDA

L’Arcaica Sardegna

La danza è uno degli aspetti più interessanti del folklore sardo, le cui origini sono da ricercare, secondo gli studiosi, nella preistoria. Provano l’antichità del ballo due elementi importantissimi: le Launeddas, originario strumento col quale venivano accompagnate le danze, ed il legame che esse hanno con il fuoco. Il culto del Fuoco, infatti, sta alla base del folklore sardo, come di ogni folklore di origine remota. In Sardegna si celebravano ed ancora si celebrano con caratteristici fuochi alcune feste paesane (S. Antonio – S. Giovanni) in segno di ringraziamento ad un santo. Alla vigilia di queste feste si preparano i fuochi e poi si danza intorno ad essi, con formule e riti che variano da paese a paese.

Le danze sarde hanno sicuramente un movente psicologico e ideologico insieme, in quanto racchiudono motivi prevalentemente di ordine religioso oltre che sociali. Certo è che i balli in Sardegna, soprattutto ieri, non costituivano solo ragione di semplice divertimento, ma erano piuttosto espressione diretta di istinti ed aspirazioni profonde del singolo come del gruppo. La principale caratteristica del ballo sardo è la compostezza che deve assumere ogni ballerino, la serietà di atteggiamento e di esecuzione.

Non è facile descrivere il movimento fondamentale del corpo nei balli sardi, movimento che deve essere di base per ogni singolo ballo e sul quale si innestano i vari passi. Si tratta di un particolare assecondamento ritmico cui partecipa soprattutto il tronco, che prende il nome di “drinnire”.

In Canti Popolari

I CANTI DELLA SICILIA

La Culla del Canto Popolare

La Sicilia è considerata da sempre la culla del canto popolare italiano, è ricca di stornelli, di serenate, di ninne nanne, di canti e giuochi di ragazzi, di satire, di mottetti e di leggende sacre e profane. In taluni paesi delle province di Palermo ed Agrigento si festeggia il maggio cantando “Primavera vinni ” o “Vinni Maju, vinni amuri”. Ogni avvenimento della vita è stato cantato dal popolo. Il canto è ricco e intenso. La vita, dalla culla alla bara, è stata sempre capace d’interessarlo in ciò che è vivo e aderente all’anima popolare che vi si adegua. Fra le ninne nanne si trovano canzonette natalizie per Gesù Bambino che rappresentano un anello fra le ninne nanne vere e proprie ed i canti religiosi popolari.

Per quanto riguarda i balli sono sopravvissuti quello nuziale chiavu, lu diavulecchiu (girotondo), la puliciusa (tarantella) e, fra gli altri, la fasola, una volta rappresentata e cantata (affine alla tarantella).

Strumenti tipici sono il mariolu o marranzanu o ngannalaruni (lo scacciapensieri), l’azzarinu (sistro), il friscalettu (flauto a becco), il tammurinu (grosso tamburo), la ciaranedda (cornamusa) ed il circhettu.

In Canti Popolari

LE DANZE CALABRESI

La Viddhaneddha

Danza popolare tipica del territorio calabrese è la Viddhaneddha, la quale ha connotazioni musicali tali da differenziarsi da tutte le altre danze popolari del meridione anche se viene sbrigativamente, spesso, definita come una sottospecie di tarantella alterandone anche la denominazione quasi a volerne mascherare le origini plebee. In realtà la viddhaneddha possiede caratteristiche musicali affatto originali che la distinguono nettamente da altre danze popolari ad essa affini. La viddhaneddha ha origine in quelle manifestazioni rituali legate alla cultura e alla civiltà della Magna Grecia; nasce come ritmo liberatorio (forse) o con simbologie aggressive (anche il corteggiamento e una contesa) che ne determinano gli atteggiamenti coreografici i cui significati attendono di venire indagati.

Per ciò che attiene alla musica non vi è dubbio che essa sia del tutto originale ed autoctona e che non debba cercare parentele o affinità ma affermare orgogliosamente la sua ascendenza. Strumenti caratteristici impiegati nella esecuzione di questa danza sono, attualmente, l’organetto ed il tamburello. L’organetto è venuto a sostituire la ciarameddha (si chiama così nel reggino questo strumento che si tenta di “italianizzare” chiamandolo zampogna o cornamusa)

Fra i canti popolari emerge la forma lirica che si esprime su argomento profano nelle canzune (specie di strambotto) e su argomento sacro nelle canzuncine.

In Canti Popolari

BALLI TIPICI LUCANI

L’arcaica Basilicata

La Basilicata è il cuore del sud, raccoglie come in uno scrigno vissuti e memorie di una arcaicità sorprendente, grazie alla sua cultura agropastorale tenacemente conservativa. La cultura lucana, a differenza di altre aree italiane, è prodiga di realtà etnomusicali poco conosciute o del tutto ignote. L’arpa di Viggiano, la sampagne di canna, la chitarra battente, il ballo con la falce, il ballo con la croccia, la tarantella con la cinta: società matriarcali, balli in chiesa, forme particolari di ritualità religiosa popolare e altro ricompensano le fatiche volontarie e gli entusiasmi di chiunque si adoperi nella ricerca delle tradizioni di questa regione.

Tra i balli tipici della Basilicata un posto di rilievo lo occupa la cosiddetta Tarantella dei pastori. Diffusa nell’area del Pollino questa danza viene spesso detta semplicemente pastorale e si differenzia dalle altre tarantelle del sud per una struttura sobria e ripetitiva. Questa diversità ha fatto supporre una sua derivazione diretta dall’Albania, come patrimonio culturale delle diverse comunità che dal XVI sec. si sono insediate nella zona del Pollino. Legare questo modello di danza alla terapia del morso della tarantola, può sembrare azzardato perché mancano gli elementi storici di connessione, ma la fisionomia della pastorale resta tale: penetrante, catartica, trascendente come ogni danza che permette il transitus in altro stato esistenziale.

Tra i canti la melodia più nota e conosciuta é “Miezza a la scrima toia n ‘auciedde canda…”, sulla quale si cantano una infinità di versi popolari.

In Canti Popolari

LA PIZZICA PUGLIESE

Pizzicarella e Tarantata

Ciò che caratterizza la Puglia nel panorama della musica tradizionale è la danza denominata Pizzica. Ne esistono due forme con diverso significato e denominazione:

  • La Pizzica d’Amore (detta anche Minore o Pizzicarella) che è ballata insieme alla danza delle spade, ballo di corteggiamento e di sfida (sia maschile, con la lotta dei coltelli definiti “spade”, sia femminile).
  • La Pizzica Tarantata, danza musicoterapeutica, con radici nella cultura araba, che è utilizzata per la guarigione dai morsi delle Tarantole e dei serpenti, ma anche per la cura di qualsiasi malessere e squilibrio di tipo psicologico mascherato dietro la puntura dei suddetti animali.

La nascita del fenomeno nel Salento si fa risalire al 1100 (ma molti studiosi sono propensi ad anticipare notevolmente la datazione) e si manifesta in maniera diffusa almeno sino a tutto l’800. Oggi è praticamente inesistente, ma nel corso dei secoli ha acquistato una sua autonomia culturale e simbolica che lo svincola dal morso dell’insetto come causa diretta. Anche l’interesse per la “pizzica” si è ormai consolidato come codice etnico (culturale e naturale) che si trasmette fra generazioni, unendo giovani, anziani e giovanissimi.

Ai vecchi luoghi magici dove gli adepti si radunavano per “ammansire, ballando, la forza oscura che si portavano nel sangue” oggi si sono aggiunti ritrovi urbani; il ballo, stemperata la sua carica di drammaticità, ha fatto il suo ingresso nei pub e nei ristoranti

In Canti Popolari

CANTI E BALLI NAPOLETANI

La Tarantella Solitaria

L’espressione popolare come creazione anonima e collettiva quasi non esiste in Campania se si eccettua la tarantella e la pastorale. La canzone napoletana si sviluppa massimamente come creazione individuale e riflette, durante i vari secoli, l’evoluzione della musica dotta contemporanea. Una vera e propria produzione dialettale comincia verso il Cinquecento: sono villanelle o canzoni villanesche, brevi composizioni a 3-4 voci, accompagnate con arpa e liuto. La fioritura della tipica villanella alla napoletana raggiunge il suo massimo splendore nel ‘600. Nel ‘700 con lo splendore dell’opera buffa della scuola napoletana, la canzone napoletana si affaccia anche sulle scene e finalmente nell’800 essa viene innalzata a istituzione cittadina ed ha la sua festa nella notte del 7 settembre alla Chiesa della Madonna di Piedigrotta. Le canzoni napoletane vengono cantate con accompagnamento di chitarre e mandolini, e durante le feste di Piedigrotta anche da caratteristici strumenti popolari a percussione detti putipù, triccaballacche, scetavajasse, ecc. Il genere a danza, in origine tarantella o marcia, ha generato più tardi il valzer, il tango ed il fox, espressioni già non più genuine.

In Canti Popolari

MUSICA POPOLARE DEL MOLISE

La Tradizione Pastorale

Le musiche e i canti molisani sono legati al ciclo della vita, ai riti sacri e profani, al lavoro agricolo e alla raccolta, ai Santi e ai diversi momenti della vita quotidiana. Alle musiche del ciclo della vita afferiscono ninne nanne, filastrocche per far ballare i bambini, canti di nozze per la sposa e i canti di primavera che sono legati al rinnovamento della natura e alla rinascita. Un’altra modalità di canto cerimoniale di origine molto antica sono le Laudate, canti monodici di cui ci restano esempi a Larino e a San Martino in Pensilis in onore dei rispettivi Santi Patroni. Il Calasole è invece un canto che nella tradizione molisana viene utilizzato in molteplici occasioni esecutive e con varie funzioni. È un canto che svolgeva la funzione di regolatore del tempo/fatica durante il lavoro, oppure veniva utilizzato per la danza, per il gioco e per l’annuncio di fidanzamento.

Tra le sonorità maggiormente legate alla tradizione musicale molisana rientra certamente il repertorio della zampogna che è in diretto contatto con la tradizione pastorale della regione. Un tempo vi erano vere e proprie compagnie di zampognari che si muovevano, specialmente durante il periodo natalizio, per andare a suonare lungo le strade delle città e dei villaggi di tutta Italia.

In Canti Popolari

IL ROCK’N’ROLL ABRUZZESE

Il Rock nasce in Abruzzo

Ivan Graziani diceva: “il Rock’n’Roll nasce in Abruzzo […] Nella seconda metà dell’800 in America c’erano più abruzzesi che indiani e questi disgraziati oltre a lavorare come bestie avranno cantato e ballato le loro cose, se non altro come ricordo del loro paese, e tra queste la più sentita e importante è il saltarello che è un tempo molto simile alla tarantella, simile al ballo tondo che c’è in Sardegna. […] Anche se il rock fosse nato indipendentemente dalle nostre tradizioni, esso funziona magnificamente qui da noi […]”. La tradizione musicale abruzzese appare ricca e varia e nel corso della sua lunga storia è stata influenzata soprattutto dalle culture meridionali e mediterranee; nelle sagre e feste della regione non può mancare la famosa fisarmonica diatonica o organetto (chiamato in dialetto du bott); di solito viene suonato per eseguire quadriglie, tarantelle, ballarelle e saltarelli. Altri strumenti musicali utilizzati sono: la zampogna, antico strumento aerofono con boccaglio ad ancia doppia della famiglia delle cornamuse, composta da una sacca di pelle di capra nella quale sono inserite 4 o 5 canne e 2 di queste sono munite di fori per le dita. La ciaramella, strumento aerofono della famiglia degli oboi, suonato spesso in coppia con la zampogna, che possiede un’imboccatura con un’ancia doppia fatta di canna da cui il suonatore immette l’aria, e dei fori, il cui numero varia da otto a nove.

In Canti Popolari

IL FOLK MARCHIGIANO

Canti e Pigiatura del Vin Cotto

La tradizione folcloristica marchigiana si fonda sulla società contadina del XIX secolo, una società economicamente molto povera e dove rare erano le occasioni di festa. Proprio questa rarità faceva sì che esse fossero un momento unico, da vivere e da sfruttare il più intensamente possibile. Ecco allora che, accompagnato da musiche briose, dal ritmo assai veloce e a sua volta frenetico, il contadino marchigiano dava sfogo a tutta la sua voglia di vivere e di divertirsi. Per questo motivo le danze sono allegre e veloci, ed esprimono tutta la gioia di vivere e la voglia di spensieratezza che caratterizzava questi rari momenti di svago. Tra tutte le danze spicca il “Saltarello” marchigiano (detto anche saltarello a terremoto), ballo dal ritmo travolgente durante il quale i ballerini si dichiaravano alla propria amata.

Il momento in cui canto, ballo e vino si incontravano era la vendemmia e del vino cotto. L’uva, appena raccolta dai filari, veniva versata dentro una tinozza per la tradizionale pigiatura dell’uva. Le persone, dopo aver lavato i piedi in un catino d’acqua con petali di fiori, entravano a turno nella tinozza e inizia la pigiatura, al ritmo di musiche folkloristiche, che un tempo accompagnavano questi eventi conviviali. Il mosto veniva poi versato in una caldaia di rame, posta sopra un forno rudimentale, ed iniziava la cottura. Oggi qusto rito è in una rievocazione e le operazioni di pigiatura sono accompagnate da brevi spiegazioni sulla storia di questo tipo di vinificazione e sulla tradizione plurimillenaria del vino cotto, le cui origini risalgono all’antica Roma. Durante la lunga bollitura inizia il banchetto, in cui gli ospiti potranno assaporare cibi preparati secondo antiche ricette locali, le quali venivano servite proprio nel periodo della vendemmia. Dopo il banchetto il gruppo folkloristico locale immedesimeranno gli ospiti nelle danze locali, come il Saltarello Marchigiano.

In Canti Popolari

TRADIZIONE DEI CANTI UMBRI

Territorio e Tradizione

In questa regione tenacemente attaccata alle tradizioni sono tuttora abbondanti l’espressione di musica popolare, ma di gran parte di esse non è stata ancora fatta una organica e completa raccolta. Gli argomenti, tratti dalla vita quotidiana di queste schiette e semplici popolazioni, rispecchiano da un alto il forte sentimento religioso e dall’altro lo sfogo a canti di gioia campestre: così accanto ad un gran numero di canti religiosi in lode delle persone della S.S. Trinità e di molti santi patroni, canti morali e sentenziosi, si hanno liriche propriamente amorose, canzoni scherzose e mordaci, litigi e contrasti.

Numerose e varie sono le forme metriche, dove ricorrono più spesso canzoni, ballate, strombotti, rispetti, filastrocche, ninne nanne, scioglilingua e indovinelli.